giovedì 25 agosto 2011

Nel nome del Padre

Al centro nel nome del Padre - Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma.


Si racconta che in un tempo remoto sorgesse per volere di quella tribù che avrebbe poi fondato Roma, un vecchio sacrario del quale ancora oggi si conservano le tracce. Sacro simbolo della città, veniva chiamato Mundus e in esso i primi coloni, come ci ricorda Mommsen (1943), riposero tutto ciò che un tempo occorreva nella casa, compresa una zolla della terra natia. Dal suo nome, da ciò che di più sacro esisteva per i primi romani, molti vogliono far derivare la parola “Mondo”, per noi equivalente dell’ unum versum, tutto ciò che gravita intorno alla Terra nell’unica direzione per noi possibile. Ma il termine “Mondo” significa in latino “puro, immacolato”, non è un caso, quindi, che al sacrario sia stato dato questo nome, quasi ad elevarlo a simbolo dell’intero Universo.
Oggi il Mondo è il nostro sacrario. Al suo altare abbiamo sacrificato tutto, la Physis (gr. Φύσις) o il divenire stesso del Mondo. Nella sacralità dell’universale traduciamo ciò che resta dell’Ekphrasis, mentre echi distorti si perdono nell’aria sottile, quella stessa aria che un tempo vedeva inneggiare uomini rivolti al Cielo pronti a recitare il proprio credo.

Credo in un tempo di antichi misteri, di rune e magie, di fasti e bugie.
Credo nel figlio disceso dal Cielo, nella Santa Chiesa in questa terra diffusa d’Occidente.

Progettato al centro del solco circolare tracciato con un aratro, il Mundus divenne un luogo sacro, il centro nascente dal cui tracciato sarebbe nata l’antica città. Il solco fu il perimetro delle mura e quando si arrivò al punto in cui si sarebbe edificata la porta, fu sollevato l’aratro lasciando uno spazio non inciso dal solco. Per questo motivo, come ci racconta Plutarco, le mura sono sacre ma non le porte, nostre vie d’accesso e d’uscita dal mondo.
Fuori dal Mundus, la possibilità.


“Allahu akbar - Subhânaka Allahumma wa bihamdika,
wa tabâraka ismuka, wa ta'ala jadduka,wa la ilâha ghairuk” .


L’anno zero.

(continua…)



Riferimenti Bibliografici
- AA.VV Enciclopedia vol. XIV, Giulio Einaudi Editore, 1981.
- Deleuze e Guattari -----------------------------
- Farinelli F., “Il globo, la mappa e il paesaggio”, intervento al Convegno Nazionale La letteratura come visione del mondo, Loescher Editore e MOD - Società Italiana per lo Studio della Modernità Letteraria, Bologna, 18 marzo 2010.
- Mommsen Th, Romische Geschichte, 3 vol., Weidmann, Berlin, 1854-56 (trad. it. Società Subalpina Editrice,Torino, 1943, 49.

martedì 28 giugno 2011

Il volo e la caduta





Chi sono io?
Chi altro c’è lì?






“ L’aereo si spaccò a metà, un baccello che libera i suoi semi, un uovo che svela il suo mistero. Due attori, l’acrobatico Gibreel e l’abbottonato corrucciato Mr Saladin Chamcha, caddero come briciole di tabacco da un vecchio sigaro rotto. […] Mescolati ai resti dell’apparecchio, egualmente frantumati, egualmente assurdi, fluttuavano i detriti dell’anima, ricordi infranti, ego scartati, lingue madri tagliate, intimità violate, battute di spirito intraducibili, amori perduti e il senso dimenticato di parole vuote e sonanti, terra, proprietà, focolare. […] Gibreelsaladin Farishtachamcha, condannati a questa interminabile, ma anche quasi terminata, caduta angelicodiabolica, non si resero conto del momento in cui iniziarono i processi della loro trasmutazione ”.


Salman Rushdie, I versi satanici, Milano, Mondatori, 1989, 12.

venerdì 20 maggio 2011

E se mi dessi al giardinaggio?



sai é rilassante!
o magari alla cucina, al bricolage, al fai da te,
al tre per tre, al paghi due prendi tre.
Potrei fare l'estetista, la trapezzista,
la chiromante o la rabdomante...
potrei fare la collezionista di farfalle,
la raccontapalle
l'archivista o l'alchimista.
Potrei fare l'equilibrista.
Si, l'equilibrista!

domenica 15 maggio 2011

O del canto d'Orfeo


"Nel buio, colto dalla paura, un bambino si rassicura canticchiando. Cammina, si ferma al ritmo della sua canzone. Sperduto, si mette al sicuro come può o si orienta alla meno peggio con la sua canzoncina. Essa è come l’abbozzo, nel caos, di un centro stabile e calmo, stabilizzante e calmante. Può accadere che il bambino si metta a saltare, mentre canta, che acceleri o rallenti la sua andatura; ma la canzone stessa è già un salto: salta dal caos a un principio d’ordine nel caos, e rischia di smembrarsi ad ogni istante. C’è sempre una sonorità nel filo d’Arianna. O il canto di Orfeo".


Deleuze , Guattari “Sul ritornello” in Millepiani. Capitalismo e schizofrenia,vol.III, Castelvecchi Editore, 1997,5.
Immagine: De Chirico, Orfeo trovatore stanco, 1970.

venerdì 22 aprile 2011

Il TRE e la porta dell'infinito



La matematica entra nella nostre vicende quotidiane in diversi modi, ma è soprattutto a livello simbolico che le suggestioni che essa suggerisce, iniziano a gravitare nella nostra mente; solo allora, il gioco inizia a farsi interessante. Concetti come quelli delle “geometrie non euclidee”, “gerarchie di infiniti”, “spazi multidimensionali”, hanno risonanze simboliche che possono essere usate per suggerire paesaggi mentali tanto ermetici quanto incomprensibili. Su questi, l’invito che Marco Abate lancia, non può lasciarci indifferenti: bisogna soffermarsi sulle immagini e le impressioni sensoriali che questi concetti evocano.
Ed è sulla scia di Abate che ripropongo qui di seguito, una tavola di Tre per zero, il lavoro di Sclavi e Brindisi, edito dalla Bonelli Editore; un fumetto per intenderci, ma non un fumetto qualunque… onirico, a tratti metafico. È indubbio, che il mio indagatore dell’incubo non mi abbia mai deluso, e allora non rimane che iniziare il racconto.



Un matematico dalla personalità alquanto bizzarra, scopre dopo anni di ricerche che “Tre per zero è uguale a tre”, mettendo così in dubbio le basi stesse della Matematica. Proviamo adesso a cogliere le impressioni sensoriali che un’immagine di questo tipo evoca nella nostra mente. Il tre come porta dell’infinito è quanto di più suggestivo vi possa essere, ma da sempre, se c’è un qualcosa che associo all’idea di chiusura è proprio il numero tre. Lao tzè ha parlato chiaro, l’uno produce il due, il due produce il tre. Il tre è figlio della logica binaria, non potrà mai essere un suo superamento. Da sempre il tre racchiude nelle simbologie l’idea della perfezione, e con essa della chiusura, perché ciò che è incompleto, non potrà mai essere circoscritto. E il sacro, di storie, ce ne ha raccontate parecchie.
Continuiamo con gli usi simbolici della nostra storia. Seguendo la sua scoperta il matematico entra in uno spazio completamente vuoto, un nulla apparentemente assoluto, in cui trova due fiocchi di neve perfettamente uguali. Ma quante probabilità abbiamo di trovare due fiocchi di neve perfettamente uguali? nel nostro universo, nessuna. I fiocchi di neve altro non sono che minuscoli cristalli di ghiaccio aventi di base una simmetria esagonale e spesso anche una geometria frattale, ognuno di tipo diverso e spesso aggregati tra loro in maniera del tutto casuale a formare fiocchi di neve. Benché i bracci dei cristalli di neve che formano i fiocchi siano perfettamente simmetrici, non vi saranno mai due fiocchi di neve perfettamente identici. La risposta, risiede nelle differenti condizioni alle quali saranno sottoposti i cristalli. Lo spazio vuoto nel quale entra il nostro professore, è soltanto una costruzione virtuale della realtà, simulacro della realtà stessa. L’Universo in questione non ha nulla di aleatorio, e il nostro matematico, ne esce al più presto convinto dell’inutilità della sua scoperta. Da qui, il lettore viene catapultato nella realtà; una realtà dinamica, dominata da continui “effetti farfalla”, dove singolarità si incontrano/scontrano con macrostorie; Sono universi dinamici quelli nei quali il lettore viene immerso, caotici data l’imprevedibilità del tutto. È la realtà a mutare forma e dimensione, in un coacervo di giochi iperbolici, dove il tre è solo la nota stonata di una geometria vuota.

Il tre non potrà mai essere la porta dell’infinito, perché l’infinito è IPER-, il tre solo chiusura.
Tre per Zero, Zero.


Riferimenti bibliografici

M. Abate, S. Natali Il lemma di Levemberg, Lazarus Ledd Extra 3, Star Comics, Perugia, 1996.
Abbate M., “Scrivere matematica nel fumetto”, in Matematica e cultura 2004, Ed. M. Emmer, Springer, Milano, 2004, 19-29.
T. Sclavi, B. Brindisi Tre per zero, Dylan Dog 125, Sergio Bonelli Editore, Milano, 1997.

mercoledì 20 aprile 2011

Sulla storia di Astolfo. L'elogio della Terra insensata


Dal Castello dei destini incrociati di Italo Calvino:

Astolfo era salito a cercare la Ragione nel Mondo del Gratuito, Cavaliere del Gratuito egli stesso. Quale saggezza trarre per norma della Terra da questa Luna del delirio dei poeti? Il cavaliere provò a porre la domanda al primo abitante che incontrò sulla Luna [..].
Sui bianchi campi della Luna, Astolfo incontra il poeta, intento a interpolare nel suo ordito le rime delle ottave, le file degli intrecci, le ragioni e le sragioni. Se costui abita nel bel mezzo della Luna, - o ne è abitato, come dal suo nucleo più profondo, - ci dirà se è vero che essa contiene il rimario universale delle parole e delle cose, se essa é il Mondo pieno di senso, l'opposto della Terra insensata.

- No, la Luna è un deserto - questa era la risposta del poeta, a giudicare dall'ultima carta scesa sul tavolo: la calva circonferenza dell'Asso di Denari, - da questa sfera arida parte ogni discorso e ogni poema; e ogni viaggio attraverso foreste e battaglie tesori banchetti alcove ci riporta qui, al centro d'un orizzonte vuoto.


In alto: incisione di Gustav Dorè.

sabato 16 aprile 2011

Nascita di uno spartito: suono e morfogenesi


Lungo lo spartito





Scrivere una melodia, suonarla e lasciarla decantare lungo tracce scritte, echi di melodie lontane, trastulli a corda di girotondi senza fine.
é così che la musica inizia a prendere forma. Più la vibrazione è intensa, più geometrie simmetriche complesse vengono generate. Forme, che si ripetono nella loro struttura su scale diverse, echi spezzati, dove la materia si accumula nei punti a vibrazione nulla.





È la morfogenesi, e con essa, è l’universo a prendere forma.
Dall’esplosione primordiale la nascita dei buchi neri, la fonte o il tunnel frattale da cui ha avuto origine il cosmo.
In un gioco di ripetizioni dal macro al micro, dal micro al macro, è la realtà che muta in un alterco di forme, movimenti infiniti, bilanciamenti complessi di irradiazione e gravità.
Solo il suono, in quanto vibrazione, potrà essere la chiave d’accesso all’ordine implicito naturale, quel qualcosa che David Bohm definisce al di fuori del nostro campo percettivo immediato, ma comunque esistente e in diretta connessione con il campo reale a cui i nostri sensi e la nostra vita sono abituati.

È lungo lo spartito la chiave, e dell’ ordine esplicito o rappresentazione (virtuale) della realtà non sappiamo che fare.

Non ho mai volato

È strano che nel 2011 qualcuno possa ancora dire non ho mai volato. Lasciare la terra per darsi all’aria. Completamente. È la mia paura, l’aria la mia condanna e la terra è la mia certezza.
Nell’aria voglio perdermi, della terra ho bisogno più dell’aria. Eppure, ci sono volte in cui la senti quella smaniosa voglia di prendere il volo, anche se poi sai bene, che ci sarà qualcosa che ti terrà legato a lei, la madre dall’ampio seno che mostra ciò che vuole, la faccia migliore di sé…
E delle catene non c’è mai traccia.

Oggi, tra cielo e terra muoio.
E non ho mai volato.


G.M

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